La parrocchia

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La parrocchiale di S. Maria Maddalena in Brandico è stata costruita a metà del ‘700 su disegno dell’architetto Marchetti.  Al suo interno ci sono delle tele del Gandino e una Deposizione attribuita alla scuola del Pittoni.

In particolare tele raffiguranti: la Madonna e i santi Rocco, Liberata, Domenico e Caterina del Gandino; l’ultima cena attribuita al Gandino, S. Carlo Borromeo di autore ignoto, la Madonna in gloria con i santi Antonio abate, Francesco d’Assisi, S. Rocco, Antonio da Padova di autore ignoto.

Conserva inoltre due ante d’organo raffiguranti l’Annunciazione. L’Organo fu costruito dalla famosa ditta Pedrini di Cremona nel 1910 in sostituzione di un organo preesistente.

E’ dotata di una magnifica macchina del Triduo, purtroppo non più montabile. Recentemente è stata acquistata la statua di S. Maria Maddalena raffigurata con il vaso dell’unguento e un panno, pronta per andare ad ungere il corpo del Signore, donata dall’Associazione di Brandico “Tutti in festa”.

Ha cinque altari dedicati alla Madonna del Rosario, al S. Cuore, ai santi Antonio abate e S. Antonio da Padova. L’ultimo altare sulla sinistra, prima del presbiterio, è formato da un gruppo statuario raffigurante la Maddalena ai piedi della croce, la Vergine Maria e S. Giovanni evangelista.

La parrocchia è dedicata a S. Maria Maddalena, culto importato dai monaci francesi di Cluny nel secolo XII.

E’ stata completamente restaurata agli inizi dell’800 per intervento dell’arciprete Stefano Codenotti e consacrata il 24 Settembre 1826 dal Vescovo Gabrio Maria Nava.

E’ fiancheggiata da un alto campanile (mt 45) dotato di cinque campane che risalgono al 1948 in sostituzione delle precedenti, tolte durante la guerra.

 

La nuova santella di S.Martino

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Fino ad oltre la metà del ‘900 gli abitanti di Ognato, in gran parte braccianti agricoli, hanno atteso ogni anno con timore la festa di S. Martino, patrono della frazione, trasferendo le loro poche cose su un carretto, da una cascina all’altra. Al termine dell’annata agraria, “fare S. Martino” era un’esperienza penosa per il bracciante che perdeva casa e lavoro.

Ora, i pochi abitanti rimasti, una quindicina di famiglie, hanno voluto ripristinare la festa di S. Martino.

Siccome la chiesetta della frazione, dedicata al santo vescovo di Tours, versava in uno stato di abbandono, hanno accolto con entusiasmo l’invito del parroco don Giulio Moneta a costruire una nuova santella, dedicata al santo, all’inizio del paese e vi hanno collocato l’immagine di S. Martino, donata dal parroco stesso. Con il concorso di manodopera e materiali offerti da tutte le famiglie, hanno ripulito dalle sterpaglie un’area accanto al “ vaso Ognata”, l’hanno arredato con fiori e panchine, per farne un luogo di ritrovo, di meditazione e di preghiera.

All’inizio della Settimana Santa, nella frazione di Ognato, in questi ultimi anni si è svolta la rievocazione della Via Crucis; le prime volte si svolse in Oratorio.

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L’oratorio Don Paracchini

L’oratorio a Brandico nacque per volontà del parroco don Angelo Paracchini nei primi anni del dopoguerra. Don Angelo era stato nominato parroco nel 1923, quando la popolazione contava poco più di mille abitanti; aveva perciò attraversato il ventennio fascista, che in molte parrocchie aveva sottratto agli oratori la gioventù inquadrandola nell’Opera Nazionale Fascista, e la tragedia della Seconda guerra mondiale.
In quegli anni don Paracchini aveva costruito il salone-teatro per alcune proiezioni e la rappresentazione di commedie accanto ad una vecchia cascina di proprietà dalla parrocchia, a sua volta corredata da un esteso brolo-ortaglia.

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Negli anni Trenta, a gestire la scuola materna «Luigi Ferrante», aveva chiamato le suore Canossiane. L’ambiente dell’asilo, nelle giornate festive, diventava l’oratorio femminile con le lezioni di catechismo; lì era stata allestita anche una scuola di lavoro.
Dopo la guerra, il tetto del salone, in seguito ad una forte nevicata, era crollato. Di fronte a quel disastro e all’aumento della popolazione incentivato anche dalla campagna demografica fascista (nel 1950 gli abitanti erano circa 1300), don Angelo decise di rifare il tetto del teatro e di abbattere la vecchia cascina per costruirvi l’oratorio. La nuova struttura consisteva in alcune aule di catechismo ed un campetto di calcio.
Al termine del trentennale parrocchiato di don Paracchini, il nuovo parroco fu don Luigi Damiani, che rimase una decina d’anni, mentre il paese lentamente si spopolava per l’abbandono delle campagne da parte di molti brandichesi in cerca di migliori condizioni di lavoro. L’oratorio cominciava ad entrare nella tradizione di Brandico ed era frequentato da molti ragazzi.
Nel 1963 subentrò, quale parroco, don Francesco Inverardi. Quando se ne andò, nel 1973, la popolazione di Brandico aveva raggiunto il picco più basso: c’erano solo 804 abitanti. Lentamente ricominciò la ripresa del paese e anche dell’oratorio. Il parroco don Vittore Ghiroldi (1973-88), coadiuvato dal curato don Bortolo Colpani, originario di Castenedolo, diede un nuovo impulso alle strutture sportive dell’oratorio.
Il vecchio campetto di calcio, parallelo all’oratorio, fu allargato e reso perpendicolare alle aule di catechismo; fu dotato anche di illuminazione per ospitare i tornei notturni. Accanto trovò spazio un altro campetto per i bambini. Le numerose squadre di calcio cominciarono a partecipare al campionato del Csi e furono vivaio di veri campioni. L’oratorio aderì all’Anspi (Associazione Nazionale San Paolo Italia, fondata dal bresciano monsignor Giovan Battista Belloli) per poter gestire, secondo le norme di legge, il bar.
Gli anni in cui fu parroco don Pietro Guindani 1988-98) videro una totale ristrutturazione dell’oratorio: fu ampliato il bar, furono rifatti i tetti, sistemate le aule di catechismo e rifatti gli spogliatoi. Un grande volontariato di giovani e adulti contribuì a rendere meno gravoso il costo dell’impresa.
Dal 1998 al 2004 il parroco don Paolo Anelli continuò nella tradizione dei predecessori.
Don Giulio, giunto a Brandico nel giugno del 2005, trovò una comunità in crescita ed ora, con i suoi 1600 abitanti, potrebbe aspettarsi un oratorio più moderno e adeguato alle esigenze dei ragazzi e delle famiglie. I progetti non mancano, ma la grave crisi che ha colpito l’Italia (e anche Brandico) chiede prudenza, in attesa di tempi migliori.